Strategia di posizionamento territoriale: il caso studio Geografie Umane

ragazzina sul muro a Longiano per il progetto Geografie Umane

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Una strategia di posizionamento territoriale serve a costruire le condizioni affiché un patrimonio culturale, artistico e architettonico diffuso diventi riconoscibile e accessibile.

Il punto però, non riguarda soltanto la presenza di luoghi interessanti da visitare.

Prima di etichettare un territorio come poco attrattivo, bisognerebbe chiedersi: è davvero privo di bellezze da scoprire, o siamo noi che non abbiamo ancora trovato il modo giusto per renderle leggibili?

È da questa domanda che nasce il lavoro sviluppato con Casa dell’Upupa per Geografie Umane: un progetto di cultura e turismo pensato per valorizzare l’entroterra romagnolo a partire da un legame già esistente, quello tra il territorio e le opere diffuse di Ilario Fioravanti, architetto e artista che qui ha vissuto e lasciato molte delle sue tracce.

Strategia di posizionamento territoriale: la domanda da cui è nato Geografie Umane

Durante una delle prime call di lavoro, ho chiesto a Diletta, nipote di Ilario Fioravanti e responsabile di Casa dell’Upupa, che cosa perderebbe il territorio se Geografie Umane non esistesse.

Mi ha spiegato che spesso si finisce per cercare la bellezza altrove, in posti lontani o mete rinomate, riducendo i luoghi in cui si vive a semplici distanze da percorrere per spostarsi da un punto all’altro.

Per chi arriva da fuori, questo può vuol dire passare oltre, senza trovare una buona ragione per fermarsi.

Per chi ci abita, invece, il rischio è smettere di vedere ciò che è ormai parte dello scenario quotidiano, dandolo quasi per scontato.

È un po’ come quando scrutiamo il mare dalla riva.

Ne osserviamo la superficie, seguiamo l’andirivieni delle onde, ma senza una maschera, un boccaglio e un paio di pinne possiamo solo immaginare che sotto quella distesa d’acqua esistano fondali, colori e forme di vita che dalla riva non riusciamo a vedere.

Allo stesso modo, per scoprire le bellezze che un territorio custodisce non basta osservarlo in modo distratto e frettoloso.

Occorrono strumenti capaci di portarci oltre la superficie e di aiutarci a riconoscere una piazza, un borgo o una scultura non come qualcosa davanti a cui passiamo per abitudine, ma come parte di una storia più ampia che ci riguarda da vicino.

Il contesto: il ruolo di Casa dell’Upupa e delle opere di Ilario Fioravanti in Geografie Umane

Avevo già lavorato con Casa dell’Upupa per rendere più chiara, riconoscibile e sostenibile la sua identità.

Nel caso studio dedicato racconto il lavoro fatto sul posizionamento di una casa museo tutt’altro che tradizionale, che riserva ai suoi ospiti un’esperienza profondamente trasformativa, da vivere con lentezza.

Con Geografie Umane però, la sfida era un’altra.

Si trattava di capire in che modo, un luogo così denso di memoria, nato attorno al laboratorio e all’eredità di uno degli artisti più rappresentativi del territorio, potesse diventare la regia di un progetto capace di aprirsi oltre le sue mura.

Casa dell’Upupa custodiva il cuore dell’esperienza, ma l’eredità di Fioravanti aveva già una dimensione pubblica e territoriale.

Molte delle sue opere erano nate per abitare punti panoramici, piazze, borghi fortificati e luoghi attraversati ogni giorno da chi vive nell’entroterra cesenate.

Non erano soltanto sculture da osservare, ma presenze inserite nella vita quotidiana dei paesi della zona:

  • Saffo (a Sorrivoli) non è solo una scultura collocata presso un punto panoramico, ma una figura che orienta lo sguardo verso la valle.
  • Ragazzina che legge (a Sogliano al Rubicone) porta nello spazio pubblico un gesto semplice quanto ormai raro, quello di fermarsi.
  • Ragazzina sulle mura (a Longiano) trasforma un belvedere in un invito alla contemplazione.
  • Donna che munge la capra ( di nuovo a Sogliano al Rubicone) richiama il mondo rurale e il legame con la terra.
  • Medea (a Roncofreddo) apre una profonda riflessione sui temi dell’accoglienza, dell’appartenenza e dei confini.
  • I musicanti di Brema (a Cesena) raccontano collaborazione, equilibrio e sostegno reciproco.
  • Monumento ai caduti della Resistenza (sempre a Cesena) restituisce il peso della memoria attraverso una scena di protezione e cura.

Pur essendo viste e magari nominate con familiarità, queste opere rischiavano di mescolarsi nel frenetico viavai quotidiano.

Erano parte di quei luoghi, ma non sempre parte di una storia riconosciuta.

La sfida strategica: costruire un sistema di lettura, non un semplice itinerario

A quel punto, la soluzione più semplice e immediata sarebbe stata creare un itinerario: mettere in fila i luoghi, indicare dove si trovavano le opere e definire una sequenza ordinata di punti da raggiungere.

Per qualche tempo ho ragionato anche in quella direzione.

Più osservavo il territorio, però, più emergeva una domanda: Che cosa sarebbe cambiato davvero?

Un itinerario avrebbe aiutato le persone a trovare le opere, avrebbe reso più semplice raggiungerle e favorito gli spostamenti.

Continuava però a lasciare aperto il problema principale.

Sapere dove si trova un’opera non significa comprenderne il valore, così come raggiungere un luogo non significa riuscire a leggerlo.

È stato in quel momento che la natura del progetto è diventata più chiara.

Geografie Umane non doveva limitarsi a segnalare monumenti o mettere in fila tappe, doveva offrire una nuova chiave di lettura.

Bisognava costruire una modalità capace di collegare le opere di Ilario Fioravanti ai luoghi in cui si trovano, alle storie che custodiscono e alle persone che ogni giorno li attraversano.

Il lavoro strategico è partito da qui: trasformare elementi percepiti come punti isolati in una geografia di relazioni.

È questa la scelta che ha orientato tutto il percorso successivo: prima la lettura del patrimonio esistente, poi la costruzione degli strumenti necessari a renderlo accessibile.

Il metodo: dalla lettura del territorio al posizionamento pubblico

Da questa direzione è nato un percorso di lavoro progressivo.

Prima ho analizzato il patrimonio già presente: opere, luoghi, memorie, relazioni e potenzialità turistiche.

Poi ho individuato il problema strategico: non mancava valore, mancava una struttura capace di renderlo riconoscibile e attraversabile.

Da lì ho costruito un sistema di lettura del territorio, capace di collegare le opere di Ilario Fioravanti ai luoghi, alle storie e alle persone.

Solo dopo sono ho progettato gli strumenti: Quaderno di Esplorazione, contenuti, landing page, comunicazione social e speech per la conferenza stampa.

L’ultimo passaggio è stato il posizionamento pubblico: fare in modo che Geografie Umane venisse percepito come una visione culturale e territoriale, più che come un semplice percorso.

Dal posizionamento al sistema: rendere Geografie Umane un’esperienza accessibile

Una volta definito il sistema di lettura, bisognava renderlo concreto.

Geografie Umane poteva essere scoperto in modi diversi: dai social e dalla sede fisica di Casa dell’Upupa o direttamente nel territorio, davanti a una delle opere diffuse di Ilario Fioravanti.

Per questo non bastava una pagina informativa.

Serviva uno strumento capace di accompagnare le persone dentro l’esperienza: prima durante e dopo il percorso.

Da qui è nato il Quaderno di Esplorazione.

Quaderno di Esplorazione – Geografie Umane. Progetto di Casa dell’Upupa. Direzione strategica: Libera Salcuni. Riproduzione vietata.

Un vero e proprio diario di viaggio, pensato per aiutare chi esplora il territorio a spostarsi, scegliere dove fermarsi, collegare tra loro i diversi punti del percorso e tornare con più attenzione.

All’interno del Quaderno ho raccolto le 7 opere già menzionate, con l’aggiunta di Casa dell’Upupa come tappa speciale, dove approfondire più da vicino il mondo di Fioravanti e di un QR code, per aprire la mappa completa dei luoghi da vedere.

Ogni tappa inoltre, contiene una fotografia dell’opera, l’indirizzo e una breve presentazione.

Il Quaderno trasforma ogni tappa da punto isolato al possibile inizio di una scoperta più ampia.

Comunicare Geografie Umane: costruire significato prima di promuovere

Prima di chiedere di scaricare il Quaderno di Esplorazione, visitare una tappa o entrare nell’esperienza di Geografie Umane, bisognava introdurre la nascita del progetto anche sui canali social di Casa dell’Upupa.

Si doveva far percepire che nel territorio stava prendendo forma qualcosa di nuovo, un’inedita chiave di lettura dei luoghi, delle opere di Ilario Fioravanti e del ruolo della casa museo.

Ho organizzato la comunicazione social attorno a passaggi editoriali progressivi:

  • Manifesto del progetto, per introdurre il tema dello sguardo distratto e dei luoghi che attraversiamo senza sapere davvero cosa custodiscono.
  • Approfondimenti dedicati alle opere, per mostrare che quei segni non erano presenze isolate, ma tracce diffuse di una storia più ampia.
  • Racconto di Ilario e del territorio, per rendere più riconoscibile il legame tra l’artista, i paesaggi e le comunità.
  • Quaderno di Esplorazione e backstage, per mostrare il progetto mentre prendeva forma e far capire come gli strumenti realizzati permettessero di attraversarlo concretamente.
  • Attivazione del percorso e primi segnali di risposta, per far percepire Geografie Umane come qualcosa di vivo, non solo come un’idea da raccontare.

In questo modo, ogni contenuto aveva una funzione precisa, quella di accompagnare il pubblico dalla scoperta del progetto e alla sua progressiva legittimazione pubblica.

La conferenza stampa: posizionare pubblicamente Geografie Umane

Per presentare Geografie Umane, Casa dell’Upupa ha organizzato una conferenza stampa nella propria sede, rivolta a giornalisti, istituzioni e rappresentanti delle amministrazioni locali.

Questo passaggio non poteva essere trattato come una semplice occasione di lancio.

Era il primo momento in cui il progetto usciva dalla fase di lavoro interna e veniva presentato pubblicamente. Per questo, prima ancora di preparare i materiali o definire le parole dell’intervento, bisognava chiarire quale percezione dovesse lasciare.

Geografie Umane doveva essere percepito come la proposta di una visione culturale e territoriale: un modo nuovo di attraversare, leggere e abitare l’entroterra cesenate attraverso le opere di Ilario Fioravanti.

Il mio lavoro si è quindi concentrato su due piani collegati tra loro.

Da un lato, il posizionamento della conferenza stampa: che cosa doveva comunicare, quali aspetti non andavano semplificati, quale ruolo doveva emergere per Casa dell’Upupa e quale idea di territorio il progetto doveva portare davanti a stampa, istituzioni e amministrazioni locali.

Dall’altro, la struttura dell’intervento di Diletta, perché il suo discorso fosse coerente con quella cornice e non si limitasse a raccontare cosa era stato realizzato.

Prima del testo, quindi, ho definito la posizione: che cosa doveva restare alle persone uscendo dalla sala, quale lettura del progetto dovevano portarsi a casa e quale ruolo pubblico Casa dell’Upupa stava assumendo.

Solo dopo sono andata a lavorare sulle parole.

Ho costruito lo speech per accompagnare il pubblico lungo una progressione precisa: dalla perdita di leggibilità del territorio alla consapevolezza che il valore era già presente, fino a Geografie Umane inteso come la risposta capace di collegare opere, luoghi, memoria e comunità.

In questo modo, la conferenza stampa era il momento in cui Geografie Umane prendeva posizione pubblicamente come progetto culturale strutturato, riconoscibile e destinato a crescere nel tempo.

Risultati attivati: dalla costruzione del sistema al posizionamento pubblico

Al momento della scrittura di questo caso studio, Geografie Umane è appena entrato nella sua fase pubblica.

I dati quantitativi legati all’utilizzo del percorso saranno osservabili nei prossimi mesi attraverso download del Quaderno di Esplorazione, accessi alla landing page, richieste di approfondimento e visite generate.

Uno degli obiettivi emersi all’inizio del percorso era molto chiaro: fare in modo che Casa dell’Upupa venisse riconosciuta e considerata nel territorio.

Dopo la conferenza stampa, questo passaggio ha iniziato a prendere forma in modo concreto.

Esiste però un risultato strategico già pienamente raggiunto: Casa dell’Upupa ha ampliato il proprio ruolo pubblico.

Esiste però un risultato strategico già pienamente raggiunto: Casa dell’Upupa ha ampliato il proprio ruolo pubblico.

Prima di Geografie Umane era riconosciuta principalmente come casa museo dedicata all’eredità di Ilario Fioravanti.

Attraverso il progetto ha iniziato a presentarsi come regia culturale di una proposta territoriale più ampia, capace di collegare opere, luoghi, memoria, comunità e amministrazioni.

La conferenza stampa ha permesso di condividere una visione chiara con giornalisti, istituzioni e stakeholder territoriali, mentre alcuni comuni del territorio hanno manifestato interesse verso possibili sviluppi futuri.

Un primo riscontro è arrivato dalla stampa locale: Il Resto del Carlino ha raccontato Geografie Umane, sottolineando il passaggio da una serie di opere percepite come presenze isolate a punti di accesso di una mappa integrata culturale, sociale ed economica.

articolo uscito su Il Resto del Carlino in merito. a Geografie Umane
Il Resto del Carlino: Le Geografie umane di Fioravanti fanno rete.

Anche il feedback che ho ricevuto da Casa dell’Upupa va in questa direzione, confermando che la conferenza stampa ha effettivamente generato attenzione, interesse e riconoscimento attorno al progetto.

“Ciao Libera. Eccomi qua a ringraziarti per il supporto, la vicinanza e il sostegno fin dal giorno zero. La conferenza è stata molto emozionante e carica di domande e curiosità sul progetto. Ho ricevuto complimenti da ogni parte. È stato fondamentale il tuo aiuto e sono stata davvero contenta di condividere le fatiche insieme.”

Casa dell’Upupa

Il primo risultato, quindi, non riguarda ancora i numeri di utilizzo del percorso, ma la posizione conquistata: Geografie Umane è stato presentato e recepito come un progetto culturale e territoriale capace di fare rete.

Casa dell’Upupa entra così nella fase pubblica del progetto con una visione più definita, strumenti concreti e una nuova autorevolezza territoriale, come un soggetto capace di collegare opere, luoghi, comunità, istituzioni e possibilità di sviluppo.

Quando il valore c’è, ma non è ancora riconoscibile

Geografie Umane nasce da un contesto molto specifico: Casa dell’Upupa, l’eredità di Ilario Fioravanti e l’entroterra cesenate.

La sfida che affronta, però, riguarda molte altre realtà culturali, turistiche e territoriali.

Spesso il problema non consiste nella mancanza di valore perché il valore è già presente nelle opere, negli archivi, nei paesaggi, nelle comunità e nelle relazioni costruite nel tempo.

Ciò che manca è una struttura capace di renderlo riconoscibile, collegarlo e trasformarlo in un’esperienza che le persone possano comprendere, attraversare e scegliere.

Nel caso di Geografie Umane questo ha significato trasformare opere diffuse, luoghi quotidiani e memoria territoriale in una struttura coerente e riconoscibile.

Proprio perché è stato costruito come sistema e non come iniziativa isolata, il progetto può continuare a crescere, accogliere nuove collaborazioni e coinvolgere nuovi territori mantenendo la propria identità.

Lo stesso principio può essere applicato a musei, case museo, fondazioni, archivi, borghi, reti culturali, destinazioni turistiche e progetti territoriali.

La strategia, in fondo, serve a creare le condizioni perché ciò che esiste già possa essere visto, compreso e scelto.

Se stai lavorando su un progetto culturale, turistico o territoriale e senti che il valore è presente ma fatica ancora a emergere, il punto potrebbe non essere comunicare di più, ma costruire una struttura capace di rendere quel valore riconoscibile, trasformarlo in esperienza e dargli una direzione chiara.

Se vuoi capire quali possibilità esistono per il tuo progetto, possiamo lavorarci insieme: contattami.

Immagine in evidenza: Ragazzina sulle mura. Casa dell’Upupa.

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Sono Libera Salcuni, Business & Communication Strategist.

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