Un format culturale di lettura e viaggio può nascere da un’intuizione personale e, strada facendo, trasformarsi in una proposta capace di prendere forma nel mondo reale.
Per me, Racconti in Infusione è stato questo.
L’idea di partenza nasce da una convinzione molto chiara.
Credo fortemente che un libro possa diventare una porta e aprire un passaggio che consente di raggiungere una destinazione prima ancora di partire.
Per me un viaggio è davvero riuscito solo quando, tornando a casa, mi accorgo di non essere più la stessa persona che ero prima della partenza.
Proprio per questo, quando decido di visitare una meta sconosciuta, sento sempre il bisogno di arrivarci preparata.
Studio il contesto, sfoglio guide di viaggio, raccolgo informazioni su siti di settore, ma soprattutto cerco libri che mi aiutino a entrare in relazione con quella destinazione.
La narrativa, in questo, per me è fondamentale.
Non solo perché mi permette di intuire le atmosfere o capire certi gesti quotidiani, ma perché spesso molti luoghi che inserisco nei miei itinerari li scopro proprio così: attraverso gli autori e i loro racconti.
Il libro, quindi, non è solo un compagno di viaggio, ma un valido aiuto per prepararsi, orientarsi e viverlo in modo più consapevole.
Sulla base di questa buona abitudine personale, mi sono chiesta: si può progettare un’esperienza culturale che permetta di viaggiare anche restando in città, attraverso i libri e attraverso i sensi?
Perché ho progettato un format culturale dedicato a lettura e viaggio
Prima di progettare il format, ho osservato con attenzione il territorio.
Negli ultimi anni, i gruppi di lettura, i reading party e gli eventi che uniscono i libri ad altre attività sono cresciuti in modo esponenziale, anche nella mia città.
Quello che ho notato però, è che si trattava spesso di esperienze pensate per gruppi numerosi, più orientate alla quantità che alla qualità del tempo condiviso.
Dal canto mio, cercavo tutt’altro.
Desideravo costruire uno spazio intimo e raccolto, capace di far percepire l’incontro non come semplice appuntamento culturale, ma come una vera e propria esperienza.
Immaginavo un momento in cui c’è spazio per l’ascolto ed il raccoglimento, in un contesto in cui le persone potessero ritrovare la serenità interiore e allo stesso tempo riscoprire il piacere di stare con gli altri.
Non volevo creare un gruppo di lettura inteso nel senso tradizionale del termine, ma piuttosto progettare un format culturale di nicchia, capace di unire lettura, immaginario di viaggio e dimensione sensoriale, in una forma che fosse coerente e ben riconoscibile.
La sfida: creare un’esperienza culturale multisensoriale e non un semplice club del libro
La sfida era certamente duplice. Da un lato accarezzavo l’idea che il format venisse percepito come qualcosa di speciale e di estremamente curato: il valore di ciascun incontro doveva emergere in modo chiaro nella struttura stessa dell’incontro.
Dall’altro, volevo scongiurare il rischio che il progetto fosse letto come un classico club del libro.
La lettura era sicuramente il centro del percorso, ma per evocare davvero una destinazione sarebbe stata necessaria una regia più ampia.
Per questo motivo, ogni incontro non si limitava alla lettura dei testi.
Ciascun brano veniva sempre introdotto da un breve approfondimento storico, culturale e geopolitico del Paese scelto, oltre che dalla presentazione dell’autore e dalla trama del libro (senza mai svelare il finale), così da accompagnare il gruppo dentro il mondo evocato dai libri.
L’idea strategica di Racconti in Infusione
Per rispondere a questa sfida, ho scelto di progettare l’esperienza come un momento di attraversamento condiviso.
La prima soglia d’accesso al Paese era la degustazione del tè, un momento capace di predisporre l’ascolto e rallentare il ritmo.
La lettura subentrava subito dopo, come opportunità per un ulteriore approfondimento: i libri permettevano di esplorare il lato umano, culturale e simbolico della destinazione, offrendo al gruppo un modo più complesso e profondo per entrarvi in relazione.
Questa impostazione rispondeva anche a un posizionamento preciso.
Racconti in infusione nasceva infatti come una proposta raccolta, curata e fortemente identitaria, pensata per chi desiderava vivere la cultura in una forma più immersiva e lenta.
All’interno di questa cornice si collocavano anche gli obiettivi del progetto:
- creare un format culturale distintivo, con un’identità chiara;
- testare una proposta pensata per piccoli gruppi, in cui la qualità dell’esperienza contasse più dei grandi numeri;
- costruire continuità tra un incontro e l’altro, facendo percepire ogni appuntamento come parte di un percorso;
- validare un metodo di lavoro capace di tenere insieme concept, progettazione dell’esperienza, contenuto, comunicazione e relazione con il pubblico;
- costruire spazi in cui le persone potessero sentirsi bene e vivere tempo di qualità.
Come ho progettato l’esperienza
Ogni appuntamento era dedicato a un Paese del mondo: all’arrivo, i partecipanti ricevevano un quaderno di viaggio progettato appositamente per il format, con colori, font e identità visiva coerenti con Racconti in infusione.

L’idea era che ciascuno potesse conservarlo e portarlo con sé agli incontri successivi.
All’interno del quaderno avevo inserito una breve presentazione e una sezione dedicata a ciascuna tappa, pensata per accompagnare ascolto, scrittura e riflessione personale.
Nell’ultima pagina trovava posto il passaporto del lettore: alla fine di ogni incontro veniva apposto un timbro con l’iniziale della destinazione, così da dare ai partecipanti la sensazione concreta di aver esplorato realmente una nuova destinazione.
Nel primo appuntamento avevo affiancato al quaderno anche un segnalibro con QR code, che rimandava ai materiali riservati dell’incontro.
Sul piano progettuale era una soluzione interessante, ma nella pratica mi sono accorta che le difficoltà tecniche rischiavano di interrompere proprio quel clima di fluidità e serenità che volevo proteggere.
Per questo, dopo il primo incontro, ho semplificato il sistema: ho chiesto ai partecipanti se volessero essere inseriti in una community WhatsApp dedicata e, visto l’alto livello di adesione, ho iniziato a condividere i materiali nella chat del gruppo.
Il segnalibro è stato eliminato, mentre il quaderno di viaggio è rimasto il fulcro materiale dell’esperienza.
Con una piccola e semplice modifica, è stato possibile rendere il format più accessibile e semplice da gestire.
Racconti in infusione: ruoli, collaborazioni e regia del progetto
Nell’ambito di Racconti in infusione, il mio lavoro non si è esaurito nella conduzione degli incontri.
Ho costruito l’architettura del progetto a più livelli: concept, posizionamento, progettazione dell’esperienza, selezione dei testi, conduzione, comunicazione, gestione organizzativa e follow-up.
In altre parole, ho lavorato affinché ogni elemento (dai contenuti ai materiali, dalla relazione con il pubblico al ritmo dell’incontro) contribuisse a rendere il format riconoscibile, coerente e memorabile.
Daniela, ricercatrice di tè e tisane nonché proprietaria di Mondo di Eutèpia, ha curato la parte legata alla degustazione: selezione, preparazione, materiali di servizio e promozione del format presso il proprio negozio e la propria rete di contatti.
Dal secondo incontro in poi, la Libreria del Viaggiatore Lento ha avuto un ruolo decisivo nello sviluppo del progetto.
Oltre a ospitare gli appuntamenti e a promuoverli attraverso la newsletter e lo spazio fisico della libreria, la titolare, Manuela, mi ha affiancata nella scelta dei titoli e ha arricchito ogni incontro con un momento finale di approfondimento, suggerendo altri libri legati al Paese o alla tematica affrontata.
Il suo contributo ha sicuramente ampliato l’esperienza e ha rafforzato la percezione del format come percorso di esplorazione, non solo come singolo evento.
La fase pilota: i quattro incontri di Racconti in Infusione
Il format è stato testato in un ciclo di quattro appuntamenti, collocati l’ultima domenica del mese, alle quattro del pomeriggio.
- A settembre si è svolta la prima tappa, dedicata al Giappone.
- La Cina è stata la protagonista della seconda tappa, a novembre.
- Il terzo incontro, a gennaio, si è focalizzato sull’Iran
- Il quarto appuntamento, incentrato sulla Turchia, si è tenuto a marzo.
Fatta eccezione per il Paese del Sol Levante, tutte le tappe successive, sono nate anche grazi all’ascolto dei partecipanti, che nel modulo di feedback suggerivano destinazioni di loro interesse.
Ogni proposta veniva poi valutata in base alla disponibilità del materiale per la degustazione e alla possibilità di costruire una selezione libraria coerente.
Le prime persone che hanno partecipato al format sono arrivate soprattutto attraverso le newsletter, i profili social e la rete già attiva intorno alla libreria e al negozio di tè.
Questo ha confermato fin da subito quanto un progetto di questo tipo funzioni meglio quando incontra comunità già sensibili alla proposta.
L’incontro dedicato all’Iran è stato quello che ha generato la risposta più forte.
In quell’occasione ho coinvolto anche un’ospite iraniana che, durante l’incontro, si è resa disponibile a rispondere a domande e curiosità sul suo Paese d’origine.
La sua presenza ha aggiunto all’esperienza un livello ulteriore di intensità e autenticità.
Una partecipante lo ha espresso con chiarezza nel feedback finale, scrivendo di aver trovato
“arricchente avere anche la presenza di un ospite con origini del Paese tema dell’incontro”

Cosa ha funzionato: i risultati del format culturale Racconti in infusione
Racconti in infusione è stato vissuto come un’esperienza capace di lasciare traccia e di generare desiderio di continuità.
Il primo segnale in questa direzione, è arrivato dal ritorno.
Una persona ha preso parte a tutti e quattro gli incontri, mentre altre sono tornate più volte. Questo significa che il format, così come è stato progettato, non ha suscitato solo un interesse iniziale, ma è riuscito a costruire legame, riconoscibilità e attesa nel tempo.
Un secondo elemento significativo riguarda il modo in cui gli incontri sono stati percepiti.
Fin dall’inizio, Racconti in infusione ha assunto la forma di un percorso, più che di una semplice successione di appuntamenti.
Lo dimostrano i suggerimenti spontanei di nuove mete, l’attenzione con cui veniva seguita l’evoluzione delle tappe e la richiesta, emersa nell’ultimo incontro, di proseguire con un secondo ciclo di eventi.
A rendere possibile tutto questo è stato l’equilibrio tra più livelli:
- la dimensione raccolta del gruppo ha favorito ascolto e presenza;
- la lettura, accompagnata dalla contestualizzazione culturale, ha trasformato i libri in un accesso vivo alla destinazione;
- la degustazione del tè ha dato corpo all’esperienza, rendendola più tangibile;
- il passaporto del lettore e la struttura in tappe hanno rafforzato la percezione di un itinerario condiviso.
Su tutto, poi, ha inciso una regia complessiva capace di tenere insieme atmosfera, ritmo, materiali e relazione.
È proprio qui che i feedback diventano particolarmente eloquenti. Una persona ha scritto che l’esperienza l’ha
“portata per un po’ fuori dal mondo frenetico”
mentre un’altra l’ha definita:
“il mio momento personale, di coccola per me stessa. È la mia terapia”
Sono due posizioni diverse, ma convergono su un punto: il format non è stato percepito soltanto come proposta culturale, ma anche come spazio di rallentamento, ascolto e benessere condiviso.
Parallelamente, il progetto ha iniziato a far emergere una piccola community: ancora agli inizi, ma già abbastanza riconoscibile da far intuire il desiderio di tornare, ritrovarsi e proseguire il percorso.
Racconti in infusione: gli insight strategici emersi da questo caso studio
Racconti in infusione mi ha mostrato che esiste spazio per format culturali non massivi, pensati per piccoli gruppi e fondati sulla qualità dell’esperienza più che sulla ricerca dei grandi numeri.
In questo progetto, la dimensione raccolta non è stata un limite, ma una condizione necessaria per generare ascolto, presenza, continuità e riconoscibilità.
Il format inoltre, ha rivelato anche come la lettura cambi completamente natura quando viene progettata come esperienza.
Se il libro smette di essere soltanto oggetto di discussione e diventa una soglia verso un immaginario più ampio, varia completamente il modo in cui viene vissuto.
L’esperienza inoltre, non si è retta su un singolo dettaglio distintivo, ma sulla coerenza della regia complessiva: selezione dei testi, contestualizzazione culturale, lettura ad alta voce, degustazione, materiali, ritmo dell’incontro e continuità tra una tappa e l’altra hanno lavorato nella stessa direzione.
In questo senso, il viaggio non ha funzionato solo come tema, ma come struttura narrativa del progetto, mentre la dimensione sensoriale ha reso il coinvolgimento più concreto e profondo.
Il progetto ha evidenziato, infine, che un format replicabile non dipende soltanto dalla bontà dell’idea, ma anche dalla qualità dell’ecosistema che gli si costruisce attorno.
Quando i partner aggiungono valore in modo coerente e riconoscibile, l’esperienza si rafforza e acquista maggiore credibilità.
Cosa mi lascia oggi questo progetto
Nel complesso, Racconti in infusione ha validato:
- concept, mostrando che esiste spazio per un’esperienza culturale capace di unire lettura, viaggio e dimensione sensoriale;
- posizionamento, perché il pubblico ha riconosciuto il valore di una proposta curata, di nicchia e fortemente identitaria;
- metodo di lavoro, rendendo evidente che, quando concept, progettazione dell’esperienza, contenuto, atmosfera e relazione dialogano davvero tra loro, l’esperienza acquista forza e memorabilità.
Questo progetto non si esaurisce nel ciclo che lo ha generato.
La sua matrice è replicabile e può dialogare con contesti diversi, pubblici diversi e reti territoriali differenti, mantenendo costante il suo nucleo più forte: trasformare la lettura in un’esperienza di attraversamento, presenza e relazione.
Più che confermare la riuscita di un singolo format, Racconti in infusione ha mostrato la solidità di un’idea.
Quando lettura, dimensione sensoriale e regia dell’esperienza dialogano davvero tra loro, può nascere una proposta culturale distintiva, coerente e memorabile.